A SPASSO CON TOBY – di Alekos Rundo

Ginetta Pènsile indossò il cappotto azzurro sulla vestaglia verde, i pantaloni del pigiama viola e le pantofole gialle ed uscì di casa che era quasi l’alba: missione? Portare a spasso Toby, il suo barboncino, che più che un cane era un figlio.

Se avesse potuto fare qualcosa in materia legislativa non avrebbe avuto dubbi a fare una legge che equiparasse i cani ai figli: ci sono leggi sulle unioni civili dei gay e i cani sono lasciati senza diritti, pensava spesso avvilendosi.

Si avviò a passo lento verso il parco di fronte a casa mentre Toby sgambettava qua e là in cerca di qualcosa di interessante su cui pisciare: era quello un momento davvero rilassante per Ginetta, nessuno in giro, aria pulita, pensieri azzerati, la lettera di sfratto non era un problema e le bollette da pagare nemmeno, nessuno a cui rendere conto ma solo tranquillità e pace. Era anche il momento adatto per mettersi su Facebook e condividere a ripetizione cose impeccabili contro il Governo, il Parlamento in generale, la sinistra, la destra, lo show business, i poteri forti.

Finalmente Toby riuscì a trovare un bersaglio da innaffiare e lavò la ruota di una macchina parcheggiata proprio davanti all’ingresso del parco: poi, entrambi soddisfatti, Ginetta e suo figlio peloso entrarono nel parco e chiusero anche il cancelletto su cui era scritto, chiaro ed inequivocabile, NON CHIUDERE. Ginetta però ogni mattina pensava:

É possibile che si fanno leggi a protezione delle lobby dell’olio di palma e io non posso lasciare libero il mio cagnolino/figlio di girare nel parco?” Non era giusto, se avesse potuto legiferare in tal senso avrebbe chiaramente sancito il carcere a vita per i truffatori, che nel caso specifico non c’entravano nulla ma non si sa mai.

Lasciato senza guinzaglio, il guizzante Toby si lanciò alla distruzione di alcune piante sotto lo sguardo divertito della mamma Ginetta la quale, seduta su una panchina, continuava a condividere su Facebook post riguardanti odi al Duce, apprezzamenti a Stalin, lodi a Che Guevara e al cane di una star di Hollywood che poverino era morto di overdose di crocchette per gatti, post quest’ultimo condiviso dalla mitica pagina “Cane Passione Vita” e sotto il quale un villano aveva scritto “Gli sta bene!” suscitando lo sdegno in Ginetta che, prontamente, aveva risposto al commento nella seguente maniera:

E se sarebbe sucesso ha Te. Il cane e sacro non insulatre maleducato è schifoso”, dove sicuramente insulatre stava a significare insultare. Non era la prima volta che Ginetta si trovava a difendere delle povere bestioline su Facebook da commenti assurdi e diffamatori tipo quello, e ogni volta non si capacitava di come era possibile che esistesse gente così vigliacca che, nell’anonimato dei social, sparasse sentenze spesso offensive nei confronti degli indifesi: oltretutto la cosa che proprio Ginetta non capiva era come era possibile che questa gentaglia non venisse arrestata.

Tanta gente va in galera per spaccio di droga e gli insultatori professionisti di Facebook sono tutti a piede libero” pensava spesso con indignazione.

Intanto la prima luce dell’alba stava facendo capolino da dietro i palazzi alle spalle di Ginetta, così da inondare di luce tutto il parco e proiettando a terra una lunga ombra della donna seduta e col cellulare in mano, simbolo questo dei tempi moderni: “Persona ed inseparabile telefono”, sarebbe stato bello anche come titolo di un quadro.

In questo scenario idilliaco di luce, quiete e silenzio entrò in scena un personaggio del tutto inatteso, ossia un ragazzo che aprì a calci il cancelletto del parco lanciando qualche imprecazione: di bassa statura, tutto vestito di nero, rapato a zero, faccia da schiaffi e atteggiamento da bullo, a Ginetta il nuovo arrivato fece subito antipatia anche perché la distolse per un attimo dal cellulare dove c’era un’immagine che ritraeva da un lato un cagnone sulla neve e dall’altro un immigrato che stava annegando, e sotto c’era la scritta “se anche tu salveresti il cane metti mi piace e condividi”. Non fece in tempo a condividere Ginetta che si trovò davanti il ragazzo che la incalzò subito:

La vedo ogni mattina in questo cazzo di parco, signora, e ogni mattina lei chiude il cancello anche se c’è scritto di non farlo”

Ginetta rimase allibita, poi urlò:

E tu che vuoi? Chi sei, Mussolini? Vattene a casa brutto scemo e fatti i cazzi tuoi sennò ti denuncio”, e alle sue urla Toby accorse subito da lei se non altro per solidarietà.

Il ragazzo restò per un attimo in bilico: aveva avuto una nottata pessima nella quale si era appostato vicino alla stazione in cerca di qualche immigrato da picchiare col risultato, sconfortante, di aver preso solo freddo, ed ora questa vecchia rincoglionita invece di ringraziarlo per il lavoro svolto per la Patria lo stava minacciando: però gli aveva detto “chi sei, Mussolini?” e la cosa lo aveva colpito poiché nessuno glielo aveva detto mai.

Indeciso, e sotto lo sguardo di sfida di Ginetta, alla fine disse:

Semmai sono io che posso denunciarla per disturbo della quiete pubblica, signora”

Ma tu sei tutto scemo!”, fece Ginetta ancora più incazzata, “ma quale disturbo sto facendo? Sei tu che sei venuto a rompere l’anima”

Il cancello però rimane aperto” sentenziò lui, e Ginetta rimase spiazzata, incuriosita dalla verve del ragazzo.

Alla fine disse:

Ma fattela una scopata ogni tanto, eh?” ed aggiunse una risatina malefica che penetrò nella carne del giovanotto che mortificato andò via, pensando che dopotutto era una donna italiana, che magari prendeva poco di pensione per colpa degli immigrati e l’unica sua soddisfazione era portare fuori il cane e vederlo correre felice, per questo chiudeva il cancelletto del parco, per non veder finire il cane sotto una macchina.

Povera donna”, pensò ancora mentre usciva dal parco a passo indeciso, lento, triste, “magari è invalida, sola, il marito è morto e i figli sono comunisti e non la vanno mai a trovare. E poi mi ha chiamato Mussolini, cazzo. Che onore”.

Se avesse saputo che sugli immigrati la pensavano allo stesso modo l’avrebbe invitata a bere qualcosa di caldo.

Intanto Ginetta, piccata, seguì con lo sguardo il ragazzo impertinente per vedere dove andava e così quando lo vide entrare in un portone lì vicino assaporò subito il sapore buonissimo della vendetta e pregò Toby di fare una bella cacca.

Si fanno tante leggi per pagare il ticket e io non sono libera di mettere la cacca del mio cane dove mi pare?” pensava mentre metteva Mipiace alla foto che ritraeva Putin e su cui qualcuno aveva scritto HO FAI COME DICO IO OPPURE VAI A SIBERIA.

A quel punto Toby, come avesse capito, cercò un posticino dove evacuare e Ginetta fu lesta a raccogliere la cacca con un foglio di giornale e andarla a piazzare davanti al portone nel quale aveva visto entrare il ragazzetto impertinente.

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