LE PAROLE NON DETTE – di Alekos Rundo

Merlo e Gennifer si abbracciarono e imbarazzati scambiarono un bacio veloce sulla guancia. Si erano dati appuntamento davanti al ristorante ed ora erano lì, coi migliori vestiti e le migliori intenzioni addosso.

A proposito di vestiti, Merlo indossava un completo elegantissimo grigio scuro con cravatta nera e camicia bianca: addirittura aveva infilato un fazzoletto a pois nel taschino, e si era buttato addosso un quintale di profumo. Gennifer invece aveva optato per lo sconcio totale per cui scollatura abbondante, rossetto, minigonna, tacchi, calze a rete: erano anni che non usciva con un uomo e quella sera sarebbe dovuta essere quella del ritorno alla vita, se così si può dire per non andare troppo in là con le allusioni.

Fa caldo”, disse lui. (Avrebbe voluto dire “sei bellissima”).

Mica tanto” fece lei, che avrebbe risposto mica tanto anche all’altra affermazione.

Si avviarono all’interno del ristorante dove si accomodarono in un tavolo d’angolo, sorridendo come bambini per mascherare l’imbarazzo.

Hai fame?” chiese lui, premuroso.

Tanta” fece lei, risoluta.

Ti ho pensata tutto il giorno” riuscì a dire finalmente lui in un attimo di folle iniziativa amorosa, poi diventò tutto rosso perché era timido ed impacciato.

Il cameriere venne a salvarlo dalla non risposta di lei che, impassibile, sfogliava il menu.

Che vi porto da bere?” questa la domanda.

Champagne, dobbiamo festeggiare!” questa la risposta di Merlo, ancora preso dall’impeto dell’iniziativa. Il cameriere fece un ehm ehm imbarazzato, poi disse:

Non abbiamo champagne, signore, sono desolato”

Come sarebbe a dire?” fece stupito Merlo, quasi adirato, che avrebbe voluto essere più disinvolto e brutale per fare colpo su Gennifer.

Possiamo ripiegare su un ottimo spumante” propose il cameriere che in realtà avrebbe voluto dire “già mi stai sulle palle, dannato cretino”.

Io non capisco, mi scusi: e poi non ripiego, che brutta parola, ho scelto questo posto leggendo buone recensioni e non avete lo champagne…”

Guarda che a me lo champagne fa cagare” intervenne Gennifer provvidenzialmente, ed aggiunse:

Lo spumante va benissimo”, al che Merlo guardò con complicità il cameriere come a dire “è tutto ok”, il quale cameriere pensò “è tutto ok un cazzo, sei venuto al Tamarri e Mazzancolle e pretendi lo champagne ma perché non te ne vai al diavolo…?”

Rimasti soli Merlo prese a fare il discorso che si era preparato negli ultimi tre o quattro anni: non l’aveva preparato per Gennifer, l’aveva preparato per la donna che lo avrebbe reso felice ed ora finalmente quel momento tanto atteso era arrivato. Prese un bel respiro, incrociò le dita sotto al tavolo e iniziò:

Cara, queste parole sono insieme miele e vento: miele perché sono dolci, vento perché sono fresche come brezza marina. Dal primo momento che ti ho vista ho capito che la donna ideale sei tu, angelo mio, che sei piena di grazia, credo che non ci sia altra donna all’infuori di te. Brindiamo al nostro amore”

Ma sei scemo? Ci siamo conosciuti ieri, perdio” questa la risposta di Gennifer che tutto si aspettava tranne quelle parole. Avrebbe potuto essere più delicata, sì, ma queste cose la mandavano in bestia. Amore? Grazia? Champagne? Da anni non usciva con un uomo e si aspettava una serata diversa, diciamo più disinvolta, senza smancerie, discorsi e altre follie: si aspettava un invito esplicito, un uomo diretto che va dritto al sodo senza badare alla forma.

Merlo tuttavia incassò con eleganza, diventò rosso un’altra volta ma non cedette. Azzardò addirittura un sorrisetto mentre fissava negli occhi Gennifer la quale, incazzata, cercava di capire quelle occhiate.

Intanto sopraggiunse il cameriere con la bottiglia di spumante e un cavatappi, guardingo si avvicinò al tavolo perché aveva intuito l’aria che tirava. Gennifer gli fece cenno di aprire la bottiglia e lui eseguì, sollevato, mentre Merlo ebbe la brillante idea di tirare fuori dal taschino della giacca la scatolina con dentro l’anello, quell’anello che teneva nel cassetto del comodino da anni e che aspettava la persona giusta per essere donato. Col sorriso migliore depose la scatolina davanti a Gennifer e disse:

Questo è per te, prendi questo anello simbolo del mio amore per te e per la nostra vita insieme piena di gioia, civiltà, salute e malattia… insomma, apri…” (In realtà avrebbe voluto mettersi in ginocchio e farle la vera e propria proposta di matrimonio come aveva sempre sognato, ma si trattenne).

Gennifer non si trattenne, invece. Prese la scatolina, la sollevò in aria, la buttò per terra e nello stesso istante in cui partiva il tappo dello spumante la schiacciò col tacco guardando ferocemente Merlo negli occhi.

Tu sei tutto scemo. Ma la vera cretina sono io che ho accettato di uscire con te. E pensare che avevo voglia di farmi una sana scopata stanotte” disse, e se ne andò. (In realtà avrebbe voluto dire per filo e per segno proprio le stesse parole che aveva appena detto, aggiungendo solo un vaffanculo alla fine).

Il cameriere restò con la bottiglia che sbrodolava spumante ad osservare la triste scena che aveva appena visto: all’improvviso quel signore non gli stava più antipatico, anzi. Si avvicinò e gli fece un cenno d’intesa come a dire “va tutto bene, amico, sono cose che succedono”.

Merlo però non colse il gesto d’amicizia del giovane cameriere. Piccato, si sentì in dovere di spiegare:

È pazza di me, solo che ancora non lo sa. Tu che ne sai delle donne, sei giovane” (In realtà avrebbe voluto dire “figuraccia anche oggi”).

Le donne sono un mistero” replicò il cameriere, imbarazzato. (In realtà avrebbe voluto dire “hai fatto una figura di merda”).

Poi iniziò a sparecchiare il tavolo.

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