LO SPOSO – di Alekos Rundo

Il giorno prima del suo matrimonio Gisello Trebbia era agitato, molto agitato, e non perché la futura vita da sposato lo spaventava granché: quello anzi era il problema minore. Il guaio serio era un altro.

Ora era seduto al tavolino di un’osteria frequentata da camionisti e muratori. Al suo fianco i suoi migliori amici, testimoni di nozze: Raffermo e Pantone, i quali mangiavano di cuore l’enorme piatto di fettuccine al ragù che avevano ordinato. Il programma poi sarebbe proseguito in tal modo: pomeriggio alla sala scommesse per provare a far fortuna, poi serata al Beach Club giù alla spiaggia con cena a base di pesce e poi discoteca sfrenata. D’altronde quello era l’addio al celibato di Gisello, ma l’interessato non era al massimo della forma. Pantone se ne avvide presto e smise di mangiare, pensieroso:

Gisè che c’è che non va? Perché non mangi?”

Gisello non seppe tenersi più. Il peso che aveva sullo stomaco doveva essere espulso.

Non so se è il caso di sposarmi” sparò a bruciapelo.

Ma che cazzo dici?” intervenne Raffermo, dei tre il più saggio, “il matrimonio è domani!”

Lo so…”

Certo che lo sai. Sei tu che ti sposi, lo dovresti sapere”

Ti ho detto che lo so, infatti”

Non puoi mandare a monte un matrimonio il giorno prima delle nozze. Hai immaginato come ci resterebbe male Stefanella? E alla tua famiglia hai pensato? D’altronde sei tu che devi sposarti!”

Non ripetermelo ogni due secondi, lo so che sono io a sposarmi, perché lo ripeti?”

Perché sembra che tu te ne sia dimenticato!” fece Raffermo un po’ alterato.

Abbassiamo la voce, ci guardano tutti…” suggerì Pantone, dei tre il più timido. Gli altri annuirono e lentamente ripresero a mangiare ma dopo qualche forchettata Gisello disse: “La questione è seria, ragazzi. Non so che devo fare”

Ma che cosa è successo?” chiese Pantone.

Te lo dico io cosa è successo” intervenne Raffermo, “Questo si è dimenticato che domani si deve sposare, e noi siamo qui per ricordarglielo!”

NON MI SONO DIMENTICATO, CAZZO!” sbottò Gisello, “perché continui a ripeterlo? Il problema è un altro!”

A queste parole alcuni avventori si girarono verso il terzetto un po’ infastiditi. Soprattutto un uomo sulla cinquantina, grasso, con un gran paio di baffoni neri e unti di sugo, sparò un rutto clamoroso che suonava come un ammonimento. Il proprietario dell’osteria, uomo sensibile, fece un cenno affermativo con la testa, tutto preso dalla lettura della Gazzetta dello Sport.

I tre si guardarono imbarazzati, poi Gisello disse: “Forse è meglio andare”

Ma cosa dici? Dobbiamo finire di mangiare, io questo ben di Dio non lo lascio nel piatto” fece Raffermo, dei tre il più affamato. Pantone scrollò le spalle e continuò a mangiare ma lo spirito del gruppo si era sgretolato.

Cioè, non saprei come dirvi, ho come la sensazione che…”

Che hai rotto le palle!” intervenne Raffermo, dei tre il più invasato. “Tu domani ti sposi e non ci sono santi, non la faccio una figura di merda per colpa tua!”

Ma che c’entri tu?”

Io sono il testimone! Sono testimone del tuo matrimonio e quindi sì che c’entro, altroché. E ora mangia!”

Ma io pens…”

Ma io un cazzo ho detto! Basta! Sii uomo fino in fondo!” esplose Raffermo che raccolse l’approvazione di tutta la sala e un altro rutto di quello coi baffi unti.

E dunque Gisello, dei tre quello che si doveva sposare, terminò il suo piatto di fettuccine e poi pagò per tutti. Alla sala scommesse vinse mille euro che scialacquò la sera stessa in bevute e nightclub. L’indomani si sposò con un gran mal di testa, e al termine della cerimonia Raffermo gli si avvicinò visibilmente commosso e gli chiese:

Ieri cosa volevi dirci, amico mio?”

Ma chi, io?” fece Gisello spiazzato.

E chi sennò? Ieri ci hai rotto le palle per tutto il pomeriggio che dovevi dirci una cosa, ora puoi dirla…”

Ma quando mai?!”

A Raffermo la commozione passò in fretta. Prese un bel respiro e poi sbottò:

Ma sei scemo? Mi ricordo benissimo lì alla trattoria che ci siamo quasi messi ad urlare… stai facendo il finto tonto?!”

Gisello sembrò pensarci un attimo su, poi ebbe il lampo:

Ah, ieri dicevi! Certo che mi ricordo! Ma non ero io che dovevo dirvi una cosa, bensì Pantone. Come fai a non ricordartelo?!”

Raffermo sbarrò gli occhi come in trance, incredulo. Non poteva credere alle sue orecchie. Il suo migliore amico, la persona alla quale aveva appena fatto da testimone al matrimonio, era completamente impazzito. Che fare? Insistere o assecondare il matto?

In quel frangente arrivò Pantone, dei tre il più ubriaco, anzi fino a quel momento l’unico ubriaco, che si accostò ai due amici e poi guardò fisso Raffermo e gli chiese:

Ma ieri cosa dovevi dirci?”

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